Democrazia

A mio modo di vedere in Italia e soprattutto nel sud non si è sviluppata compiutamente la democrazia e non parlo tanto di quella formale ma di quella sostanziale e quotidiana.
Io qui a Gallipoli, che è solo una metafora di tante altre città e paesi del Sud, non mi sento cittadino ma suddito.
I miei diritti dipendono dalla benevolenza del potente o responsabile di turno (sempre che lo si riesca a rintracciare in questo caos di competenze incrociate e sovrapposte); se sono suo amico o amico di un suo amico vengono tenuti in considerazione, altrimenti la faccenda si complica maledettamente.
Debbo rivolgermi a lui in tono benevolo e servizievole, con il sorriso sulle labbra o le lacrime agli occhi, facendogli capire che è buono, generoso, intelligente, potente.
Se invece faccio semplicemente notare che cio’ che chiedo è un mio diritto, sancito dalla Costituzione e da svariate leggi d’attuazione di quel dettato, rimbalzo contro un muro di gomma, mi si promette che senz’altro interverranno e vengo cosi’ rimandato alle calende greche, tanto qui l’unica cosa che non manca è il tempo, in quanto pare che per speciale grazia divina, noi del sud siamo eterni anche su questa terra.

Quindi ci sentiamo obbligati a fare manifesti osannanti ai rappresentanti politici eletti a Bruxelles, Roma, Bari, Lecce e Gallipoli, con il retropensiero che dopo tale gentilezza non potranno negarci il favore (non il diritto), di occuparsi di un problema che coinvolge magari l’intera città o sue componenti importanti, come se non fosse loro dovere istituzionale svolgere tale compito, per il quale sono stati eletti e lautamente pagati con denaro dei contribuenti.
Quando poi il miracolo si realizza, peana di ringraziamento per l’uomo politico che con squisita sensibilità, indefesso lavoro e spirito di sacrificio, ha fatto ottenere il tal finanziamento, che contribuirà al decollo economico, sociale, culturale, turistico …….. (scusate ma la mia fantasia si ferma qui) della città o della provincia.
C’è da dire che anche noi cittadini siamo responsabili di questa situazione; ci arrendiamo troppo presto, non lottiamo a sufficienza, ci rifuggiamo nello scetticismo comodo (tanto le cose non cambieranno mai), non ci organizziamo in comitati, associazioni per spezzare questo strapotere, siamo diventati cinici, furbi, egoisti, in pratica siamo addormentati interiormente.
Durante le varie tornate elettorali, la stragrande maggioranza dei candidati, occupa il 90% del suo discorso a demolire gli avversari, brutti, sporchi e cattivi e solo nel restante 10% di tempo a sua disposizione, formula delle promesse generiche, senza peraltro fondarle su nessuno studio o progetto.Di regola questi buoni propositi hanno parole magiche: sviluppo, occupazione, interventi mirati per l’agricoltura, la pesca, il turismo, il tessile, il calzaturiero, la sanità, le infrastrutture, i servizi, l’ambiente e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
Durante la nostra vita lavorativa, ciascuno di noi ha dovuto elaborare, da solo o in collaborazione con altri, progetti specifici ( piccoli o grandi che fossero) che poi dovevano essere realizzati concretamente.
Cio’ ha presupposto studio di fattibilità, analisi della situazione reale e del territorio, esame dei mezzi finanziari disponibili, quantificazione dei tempi e delle procedure, conseguenze ambientali, ritorno in termini economici ed occupazionali ed in definitiva rapporto costi/benefici.
Perché quello che è richiesto ai comuni cittadini/lavoratori non dev’essere preteso dai politici o aspiranti tali? Quindi è ora di finirla con i comizi calati dall’alto, senza contraddittorio con la gente, miranti a colpire lo stomaco e le emozioni e non il cervello e la ragione.
Vogliamo ed abbiamo bisogno di candidati che indichino tre o quattro cose che ritengono di poter realizzare, accompagnate da relazioni in cui specifichino chiaramente, il modo con cui le faranno, i problemi che risolveranno, i mezzi finanziari disponibili (reali e non virtuali) ed i tempi effettivi di realizzazione.
Altrimenti saremo sempre in difetto di democrazia ed in emergenza continua ed i ritardi rispetto all’Europa ed al resto dei paesi industrializzati non saranno piu’ recuperabili.
Abbiamo infatti leggi inadeguate e contorte che rallentano la velocità decisionale, tribunali che privilegiano gli aspetti formali a quelli sostanziali e sono in cronico ritardo nell’emanare le sentenze, con danni incalcolabili per i cittadini, specie quelli onesti che non riescono ad ottenere giustizia in tempi decenti.
Cio’ ha come conseguenza di spostare l’equilibrio della giustizia sempre piu’ verso il penale, facendo diventare tale ogni minimo comportamento umano (anche costruire un pollaio), in modo che siamo quasi tutti dei potenziali delinquenti, anche se la legge non ci ha ancora raggiunti.
Questa situazione è tipica di un paese che non controlla piu’ la situazione e per questo non gli resta altro che alzare la voce e minacciare pene severissime, invece di tentare di recuperare il rapporto fiduciario con il cittadino.
Ed ancora emergenze per i rifiuti, per le inondazioni (per forza con le nostre città prive di canalizzazioni di deflusso delle acque chiare), tempi ottocenteschi per arrivare in treno a Lecce.
A queste esigenze primordiali si risponde semplicemente spostando il problema da un’altra parte; cito a titolo d’esempio la richiesta di aprire l’aeroporto di Galatina ai voli charter’s.
Ma come si muoveranno poi quei turisti arrivati cosi’ numerosi in Salento; forse con le Sud-Est o con Salento in bus?.
Perché non si pensa invece di ristrutturare la ferrovia per permettere non solo al turista ma anche a noi comuni cittadini di questa sperduta terra di arrivare dall’aeroporto di Brindisi a Gallipoli, Otranto, Leuca, Nardo’…….in meno di un’ora, creando nel pianeggiante Salento un sistema efficiente di trasporti ferroviari che contribuirebbe a risolvere anche il problema dell’intasamento delle città e dei paesi (evitando cosi’ altri investimenti per costruire nuovi posteggi e circonvallazioni che dopo pochi anni diventano strade cittadine e devono essere rifatte piu’ avanti), rilancerebbe l’economia perché ci avvicinerebbe ai mercati, creando i presupposti per nuovi insediamenti industriali, commerciali, turistici. Un sistema democratico si preoccuperebbe di consultare le popolazioni su queste fondamentali problematiche, che ci concernono tutti.
La democrazia è un bene prezioso ma dobbiamo lottare costantemente per mantenerla e consolidarla.
La democrazia si manifesta nel quotidiano, con il rispetto dell’altro e delle cose che non ci appartengono, l’ordine, la pulizia, il governo della città, una giustizia semplice, rapida ed economica, la protezione del cittadino dai piu’ forti e dai piu’ furbi, la trasparenza degli atti dei poteri pubblici e l’elenco non termina certo qui.
Per sapere il grado di democrazia del nostro paese, basta rispondere a questa domanda: quando ho dei problemi o sono in difficoltà, ho fiducia o mi sento garantito dalle istituzioni?
Ciascuno si dia la risposta da solo.
Cominciamo quindi a chiedere senza paura, le piccole cose che ci avvicinano alla democrazia: ad es. la lista dei candidati ad una carica politica deve essere scelta dai cittadini attraverso elezioni primarie e designazioni dei consigli di quartiere o altri sistemi idonei e non dalle segreterie dei partiti.
La finiremmo cosi’ con le telenovelas del toto canditato, che non appassionano piu’ nessuno ma purtroppo ci tormentano per mesi dalle pagine di tutti i giornali e dagli schermi televisivi, ma soprattutto passano sopra le nostre teste.

Fredy Salomone