Federalismo all’italiana!

Il Parlamento italiano ha approvato il disegno di Legge delega sul federalismo fiscale, che è così diventato norma dello Stato ed entrerà in vigore quando saranno completati tutti i decreti d’attuazione che ne sono l’indispensabile corollario.
Prima di formulare critiche e dubbi sul tipo di Stato federale che è stato concepito, cercherò di spiegare nel modo nel modo più sintetico ed elementare possibile, cos’è nelle sue grandi linee il federalismo.
Il mio scopo è infatti quello di far comprendere al lettore comune, che sinora è stato lasciato nell’ ignoranza più completa, come funziona in concreto un’organizzazione federale, anche se per far questo, nei brevi limiti di un articolo, dovrò semplificare e banalizzare a scapito della completezza formale e della precisione giuridica.
Non ho peraltro paura di essere tacciato di superficialità da parte di eventuali esperti, considerato che in Italia le persone profondamente conoscitrici della materia sono veramente poche, anche perché non basta abitare nel Comasco o nel Varesotto ed andare qualche sabato sera, in una botta di vita, al Kursaal di Lugano per capire cosa significa federalismo, non solo attraverso le norme scritte della legge ma nel cuore e nella testa della gente che lo vive e lo pratica.
Federalismo è un sistema di governo che parte dal basso e serve ad avvicinare il cittadino alle istituzioni ed a renderlo compartecipe delle decisioni fondamentali.
La struttura fondamentale prevede uno Stato centrale da cui si irradiano tanti altri Stati federali, ciascuno con una propria autonomia se non proprio sovranità nei settori di loro competenza; citiamo ad es.gli Stati Uniti d’America con la capitale federale Washington ed i 50 stati sovrani (California; Texas; Florida) e la Svizzera con capitale federale Berna ed i 26 Cantoni, anch’essi sovrani.
Come sistema partente dal basso, nucleo centrale e punto d’identità primario del federalismo è il Comune, nell’ambito del quale si forma la coscienza civica che rende poi possibile la partecipazione attiva del cittadino e la cosiddetta democrazia diretta (vedi le primarie per le elezioni presidenziali in USA  ed i referendum svizzeri, obbligatori e facoltativi, per opporsi ad una legge già votata dal Parlamento, che non entra in vigore sino a che il popolo non conferma il voto del legislativo).
Gli Stati federali, (in Italia dovrebbero essere le attuali Regioni a meno che non si formino tre mega Stati del Nord, del Centro e del Sud), hanno la propria Costituzione e sono sovrani nelle materie di loro competenza, che sono in pratica la maggioranza (Sanità, Istruzione, Pianificazione del Territorio ed Ambiente, Lavori pubblici, Agricoltura, Turismo, Finanze, Ordine pubblico, Organizzazione giudiziaria  .), mentre lo Stato centrale che non ha più un suo territorio, conserva le competenze relative alla Difesa (Forze armate), alla Politica estera, alla stipula di Trattati ed accordi con altre nazioni e Comunità di Stati, ed a settori ed infrastrutture d’importanza strategica o che interessano diversi Stati federali all’ interno del territorio nazionale (es. approvvigionamento energetico, comunicazioni e mobilità, corridoi europei ferroviari, stradali, marittimi, Ponte di Messina…).
A livello di leggi, il Codice civile e quello Penale valgono in tutta la Federazione, mentre possono diversificarsi quelli di procedura civile, penale, amministrativa.., a dipendenza delle caratteristiche ed esigenze locali.
Lo Stato centrale è tenuto però, ad emanare leggi quadro nelle materie importanti, per assicurare che i valori fondanti del Paese non siano stravolti, vi sia una certa coerenza tra Stato e Stato e sia garantita la parità di trattamento ed uguali opportunità a tutti i cittadini della Nazione federale.
I singoli Stati federali devono quindi legiferare secondo le proprie esigenze e caratteristiche peculiari ma nel rispetto dei principi dettati dallo Stato centrale con la Costituzione e le leggi quadro emanate sulle singole materie.
Per  portare un esempio concreto, se lo Stato centrale emana una legge quadro contro l’inquinamento fonico, fissando a 80 decibel il limite di tollerabilità del rumore, gli Stati federali, competenti in materia, adottando la loro norma specifica, possono migliorare questo limite portandolo a 70, ma non possono peggiorarlo sino a 90 o 100.
Quindi autonomia, sovranità ma non anarchia perché il federalismo non è fare ciò che si vuole ma migliorare la situazione del cittadino, rendendolo nel contempo più responsabile.
Certo ci sono delle contraddizioni ed eccezioni in questo senso, visto che negli USA alcuni Stati, a differenza di altri, conservano ancora la pena di morte.
A livello di tribunali, tutti gradi di giudizio si svolgono all’interno dello Stato federale, compreso il ricorso in Cassazione, mentre al Centro esiste  un Tribunale federale che vigila sul  rispetto delle norme che regolano i rapporti tra gli Stati federali e tra questi e lo Stato centrale oltre a tutelare la libertà ed i diritti dei cittadini sull’intero territorio nazionale.
Dal versante finanziario, visto che la maggior parte delle competenze passa agli Stati federali, gli stessi devono essere messi in condizione di attuarle, tramite gli introiti fiscali.
Restano pur sempre materie e funzioni che lo Stato centrale deve svolgere, per cui anch’esso ha bisogno di fondi: pensiamo alla Difesa ed alle forze armate, alle opere d’importanza strategica oltre al fondo di solidarietà per venire incontro agli Stati federali che non riescono a stare al passo con le parti più avanzate e dinamiche del Paese.
Per cui a grandi linee le tasse vengono di regola ripartite nel modo seguente:
Stato centrale : 20%; Stati federali : 50%; Comuni : 30%; rientra quindi nell’interesse degli Stati federali e dei Comuni, combattere l’evasione fiscale, al fine di avere maggiori fondi a disposizione per le attività di governo e gestione del territorio.
A livello rappresentativo i rami del Parlamento nazionale sono composti in genere da due Camere: quella degli Stati con competenze riservate ai rapporti Stato centrale /Stati federali e quella Nazionale con il compito di adottare le norme riservate alla competenza residua rimasta al Centro.
Da ciò deriva che le elezioni più importanti per il cittadino sono quelle dello Stato federale cui appartiene e le comunali della città o paese in cui vive, perché è in quegli ambiti che la maggior parte dei suoi interessi trova attuazione.
Da queste poche e largamente incomplete informazioni, potete capire la difficoltà di un cambiamento verso un federalismo moderno, capace di governare la complessità che presuppone innanzitutto uno Stato a democrazia avanzata e cittadini che si assumano le loro responsabilità, presupposti che non mi sembra esistano in Italia.
Il federalismo che verrà attuato qui da noi è invece una cosa monca, un pasticcio che privilegia solo il profilo economico (permettere ad ogni Regione di spendere i soldi che la sua economia produce), ma non regola la delicata questione che l’autonomia finanziaria presuppone e che consiste nel creare una democrazia solidale che parte dal basso.
Come tale sarà sicuramente un fallimento e si trasformerà in un altro carrozzone mangiasoldi, senza aver inciso sulla crescita democratica dei cittadini.
E’ l’ennesimo treno che riusciamo a perdere con la nostra italica superficialità  che ci porta a sintetizzare ed abbreviare tutto, salvo perdere poi anni per aggiustare le cose mal fatte, sempre che ci si possa riuscire.
Peccato perché un federalismo studiato  seriamente ed attuato bene, è uno strumento fondamentale per lo sviluppo sociale, economico e culturale di un Paese.

Fredy SALOMONE